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Cibo

Lacryma Christi del Vesuvio

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Il “Lacryma Christi” è un tipico vino Napoletano prodotto essenzialmente da uve coltivate alle falde del “Vesuvio” ed è un vino “DOC – Di origine Controllata”.
La sua storia risale ai tempi dei “Romani” dove i vini del Vesuvio erano già famosi per la loro bontà tanto che lo stesso poeta Romano “Marco Valerio Marziale” fece questa citazione: “Bacco amò queste colline più delle native colline di Nisa”. Varie leggende narrano sull’origine del nome di questo vino. Una dice che “Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl’inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi”.

Un’altra invece dice che “Gesu Cristo” trovatosi in visita presso un eremita redento, prima di salutarsi gli trasforma la sua bevanda poco potabile in un vino eccellente. Esistono anche altre leggende ereditate dai “Cristiani” provenienti da culture pagane che erano ben radicate fino ai primi insediamenti umani nella zona, come lo dimostra il mosaico di “Bacco sul Vesuvio” conservato nella casa del centenario a “Pompei” e le innumerevoli testimonianze rinvenute negli stessi scavi scampati all’eruzione del 79 d.C. le quali risultano essere le più antiche tracce scritte. Anche lo scrittore e giornalista “Curzio Malaparte” ne “La Pelle” fa una citazione su questo vino invitando a bere “questo sacro, antico vino”.

I primi produttori della versione più moderna del “Lacryma Christi” erano certi“Monaci” il cui convento sorgeva alle falde del Vesuvio e risulta inoltre che successivamente i padri “Gesuiti”, proprietari di vaste terre proprio alle falde del vulcano, fossero quasi i produttori esclusivi e detentori di questo prezioso vino.
Anche se la tradizione del “Lacryma Christi” ha radici storiche, solo nel 1983 ha ricevuto l’istituzione della “Denominazione di Origine Controllata”.
Per avere l’appellativo di “Lacryma Christi”, il vino deve avere una resa del 65% dell’uva ed un titolo alcolometrico che deve raggiungere almeno i 12%. La produzione di tale vino in tutta l’area raggiunge circa i 12.986 Hl ed oltre il 90% della produzione si fregia del titolo “Lacryma Christi”, mentre il restante 10% che non rispetta le regole per essere tale, viene imbottigliato col solo nome “Vesuvio”.
Le Uve vengono coltivate su tutta la fascia pedemontana del Vesuvio, in ben 15 comuni della provincia di Napoli con un’alta tradizione vitivinicola e dove queste terre ospitano da sempre varietà di uve autoctone come il “Coda di Volpe” (noto in zona come “Crapettone”),“Verdeca” , “Falanghina”, e “Greco” che servono alla produzione del “Lacryma Christi Bianco”; mentre il “Piedirosso” (in dialetto Per’ e Palummo), “Sciascinoso” (localmente chiamato Olivella) ed “Aglianico” servono per la produzione del “Lacryma Christi Rosso”.
Le caratteristiche Organolettiche del vino sia bianco che rosso sono le seguenti:

Lacryma Christi Bianco

Colore: giallo paglierino più o meno carico, con riflessi dorati;

Profumo: gradevolmente vinoso, di un profumo intenso che ricorda le ginestre vesuviane con un trionfo di tonalità fruttate che vanno dalla mela cotogna, molto matura, a note di ananas, banana e pesca gialla;

Sapore: secco e leggermente acidulo, ben strutturato, con un aroma fruttato-floreale di notevole persistenza aromatica;

Vitigni: Coda di Volpe bianca e/o Verdeca (min 80%), Falanghina e/o Greco (max 20%); Gradazione alcolica: minimo 12%;

Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65%;

Degustazione: il Lacryma Christi del Vesuvio va servito a 10-12 °C in calici di moderata ampiezza;

Accostamenti: a cospetto della sua elevata alcolicità il gusto morbido lo rende piacevole in particolar modo se accostato a sautè di vongole, crostacei, zuppa di pesce, risotto spigola e asparagi, verdure con formaggi freschi ed alla gustosa “impepata di cozze”, tortini di ricotta profumati alle erbe.
Il Lacryma Christi Bianco viene utilizzato per produrre sia uno Spumante che un vino Liquoroso.

Lacryma Christi Rosso

Colore: rosso rubino, talmente vivace e prorompente per cui sembra venuto fuori dal Vesuvio stesso;

Profumo: gradevole, profuma di frutta rossa e talvolta di spezie;

Sapore: secco e con un aroma armonico, complesso e corposo;

Vitigni: Piedirosso e/o Sciascinoso (min 80%), Aglianico (max 20%);

Gradazione alcolica: minimo 12%;

Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65%;

Accostamenti: è un vino di corpo per cui va accostato a paste o polente con sughi di carne, arrosti di carni rosse, pollame nobile, selvaggina, formaggi piccanti, senza escludere la possibilità di farlo sposare con la lasagna napoletana.
I vini di corpo devono la loro particolarità anche al fatto che sono su piede “franco” (ovvero sono ancora le viti che ivi vi si acclimatarono millenni or sono). 




Foto di copretina : fonte internet.

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