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Museo di Palazzo Zevallos

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Situato in “via Toledo” nel quartiere “San Ferdinando”“Palazzo Zevallos” meglio ancora“Palazzo Colonna di Stigliano” ospita l’omonima galleria d’arte in cui si possono visitare gli ambienti del palazzo stesso, alcuni dipinti di artisti Napoletani, una tela di “Gaspar van Wittel” e l’ultimo dipinto di “Caravaggio il Martirio di Sant’Orsola”.
Fatto costruire da “Cosimo Fanzago” nel 1637 su ordine della famiglia fiamminga degli “Zevallos”, l’edificio fu fatto costruire in “Via Toledo” per loro volere proprio perché risultò alquanto difficile erigerlo nei superaffollati quartieri spagnoli.
La prima cosa che si nota entrando nel palazzo subito dopo il portone è lo stemma dei “Colonna” posto sulla destra il quale è lo stesso posto al di sopra del portone d’ingresso. Questo lascia intendere che tali stemmi sono stati posti lì in epoche precedenti.
Il primo proprietario del palazzo fu appunto “Giovanni Zevallos” che prese possesso della proprietà alla fine dei lavori di costruzione nel 1693. Alla sua morte il palazzo passò in eredità al figlio fino a che nel 1653 fu ceduto “Vandeneynden” e dato che la figlia Giovanna sposò successivamente il principe di “Sonnino”, la stessa donna cambiò il nome attribuendolo alla famiglia dei “Colonna” chiamandolo appunto“Palazzo Colonna di Stigliano” nel 1688.

Per quasi tutto il XVII secolo il palazzo subì diversi cambiamenti si di restaurazione che di modifiche interne ed esterne. La prima modifica importante che si notava subito rispetto a “Palazzo Zevallos” era l’imponente e fastoso portone d’ingresso con gli stemmi nobiliari eseguiti dal “Fanzago”. Internamente invece per abbellire le diverse stanze del palazzo, fu affidato a “Luca Giordano” il compito di realizzare una serie di affreschi. A causa di alcuni litigi interni alla famiglia “Colonna di Stigliano” nel XIX secolo, il palazzo fu frazionato in appartamenti ed affittati ad inquilini non appartenenti alla famiglia. Tale frazionamento fece perdere gli splendidi affreschi del “Giordano” ed in più perse anche di prestigio in via Toledo. Successivamente gli appartamenti furono venduti: a “Carlo Forquet” noto Banchiere andò il primo piano nobile; al Cavaliere “Ottavio Piccolellis” andarono due ambienti del piano ammezzato. Le succesive parti furono vendute poi dopo anni. Anche in questo periodo il palazzo fu mutato nella sua architettura grazie agl’interventi neoclassici di“Guglielmo Turi”.

Alla fine del XIX secolo le quote di Forquet furono acquistate dalla “Banca Commerciale Italiana” mentre si dovette aspettare il 1920 per rilevare le restanti parti così da far tornare il palazzo nuovamente unito dopo quasi un secolo.

Grazie alla sua storia, il palazzo ha racchiuso in se varie forme d’arte che, arricchite anche dai dipinti che troviamo al suo interno, lo rendono un museo molto particolare.
L’appartamento Nobiliare dispone di una galleria d’arte nella quale è possibile vedere uno dei dipinti più importanti della collezione, ossia l’ultimo dipinto del “Caravaggio”, il “Martirio di Sant’orsola” del 1610 ed una serie di panorami paesaggistici di“Gaspare Vanvitelli” e “Anton Sminck van Pitloo”. Troviamo inoltre diverse decorazione in stile neoclassico di “Giuseppe Cammarano” e “Gennaro Maldarelli” e le tele della galleria del palazzo. L’appartamento è composto da vari ambienti ma tra i più importanti citiamo “La Sala degli Stucchi”, dove è conservato il dipinto del “Caravaggio”, “La Sala Pompeiana” la quale è dedicata a spazi multimediali, e “La Sala degli Uccelli” nella quale vi sono conservate le restanti tele.

 Entrando nel palazzo subito dopo l’ingresso vi si accede al salone centrale, parte aperta al pubblico perché vi si trova una Banca. Tale salone fu ricavato dal precedente cortile la quale copertura è composta da un lucernaio decorato. Sulle pareti invece troviamo alcuni dipinti murali di “Ezechiele Guardascione” mentre il monumentale scalone d’onore posto sulla destra del salone che porta al primo piano è decorato da grandi lampade e stucchi dorati. 




Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale del museo. 



Foto di copretina : fonte internet.

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