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Storia

Da Partenope a Neapolis

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Sebbene “Strabone”, Geografo Greco Antico, credeva che la fondazione di“Partenope” fosse avvenuta per mano dei cittadini di “Rodi” in un epoca storica antecedente l’istituzione delle olimpiadi, ovvero nel 776 a.C., si ritiene invece molto possibile un primissimo insediamento con un piccolo scalo emporico gia nel IX secolo a.C. sull’isolotto di “Megaride” (l’attuale Castel dell’Ovo) il quale si sarebbe successivamente esteso fino al “Monte Echia” proprio difronte all’isolotto, trovando comunque un parallelismo secondo un’altra tradizione storica che da la fondazione di“Partenope” opera dei “Cumani”, fondazione per opera di quest’ultimi confermata da recenti studi e dati archeologici. Infatti, nel 1949, una “Necropoli” risalente al VII secolo a.C., è stata ritrovata nei pressi di Via Nicotera nel quartiere Chiaia, ma anche da una serie di ritrovamenti avvenuti sul finire del XIX secolo di alcuni materiali di insediamento riportati alla luce grazie a dei lavori di riqualificazione urbana nella zona del “Borgo Santa Lucia”. Studi archeologici molto recenti attribuiscono comunque la fondazione di “Partenope” nello stesso periodo in cui fu fondata “Cuma”.

La nascita e la crescita di questo insediamento aveva comunque lo scopo di essere uno dei tanti approdi nel “Golfo di Napoli” e molto probabilmente il suo porto si trovava presso l’attuale “Piazza Municipio” e seppur non avendo molte notizie sulla storia di “Partenope”“Lutazio Catulo” che oltre ad esser stato un Console Romano, fu anche autore di testi storici e proprio in uno di questi diceva che l’insediamento fu distrutto per opera dei “Cumani” a causa la sua crescente potenza e ricostruito dagli stessi, ma molto probabilmente si riferiva ad una distruzione avvenuta per motivi di instabilità sociale e politica del periodo e che molto probabilmente “Partenope” era un luogo di rifugio delle fazioni perdenti “Cumane”.

Successivamente gli stessi “Cumani” fondarono “Neapolis” ovvero “Città Nuova”che altro non era l’ampliamento del tessuto urbano dell’insediamento di“Partenope”, che successivamente venne chiamata anche “Palepolis” cioè “Città Vecchia”, inteso anche come “nuovo Quartiere”. Alcuni ritrovamenti Archeologici hanno dimostrato che tutta la zona a valle della collina di “Pizzofalcone”, cioè“Monte Echia”, era già frequentata dalla metà del VI secolo a.C. e che la fondazione della stessa “Neapolis” sia da attribuire sul finire di tale secolo. La “Nuova Città”quindi, secondo la “pianta Ippodamea”, si estendeva tra le attuali Chiese di“Sant’Aniello a Caponapoli” cioè Piazza Cavour e dei “SS. Apostoli” nel quartiere San Lorenzo e di “Santa Maria Egiziaca” a Forcella. Quindi, l’unione di questi due insediamenti diede vita ad un’unica città la quale assunse definitivamente il nome di“Neapolis”.

“Neapolis” subì molto l’influenza “Ateniese” tanto da rendere il suo porto uno dei più importanti del Mediterraneo facendo crescere la città urbanisticamente rimanendo immutata fino al I secolo a.C.. Questo nuovo faro del mediterraneo prese dall’antica città della “Magna Grecia” tutto ciò che poteva renderla migliore come le sue tradizioni, la bellezza negl’edifici e soprattutto l’integrazione nel contesto commerciale fra le varie “Polis Greche”. In breve tempo “Neapolis” non solo sostituì “Cuma” nei vari commerci marittimi ma soprattutto assunse il contro sul golfo. Il suo continuo crescere di successo in ambito commerciale fu dovuto anche al declino dei “Dinomenidi” di Siracusa tanto da far si che “Pericle” potesse affermare senza alcun problema l’influenza ateniese nella “Magna Grecia” e quindi su“Neapolis”.

Le attenzioni di “Atene” sulla Campania ma anche sulla Sicilia e sull’Adriatico, furono dettate dalle esigenze alimentari, soprattutto di cereali vista la continua crescita della popolazione. Il golfo di Napoli ma soprattutto le fertili pianure della Campania, risultavano essere una scelta territoriale molto importante tanto da far si che “Atene” si servisse di “Neapolis” ma a trarre vantaggio fu soprattutto quest’ultima che grazie all’importanza del suo porto divenne il fulcro principale del tessuto economico, commerciale e culturale delle prime sorgenti comunità “Italiote”. Divenuta ormai perno principale degli scambi commerciali, la città crebbe molto dal punto di vista demografico e le continue esigenze di una popolazione in continua crescita, portò la spedizione a “Neapolis” del celebre Ammiraglio Ateniese “Diotimo” intorno alla metà del V secolo a.C., al fine di fornire la città di coloni “Attici” e “Calcidesi di Eubea” per il potenziamento del corpo civico portando la popolazione a circa 30.000 abitanti. Grazie a questa spedizione, “Diotimo” istituì le competizione sportive delle“Lampadedromie” divenute poi famose in tutto il mondo e che consistevano in corse a staffetta dove i corridori cedevano al proprio compagno di squadra una fiaccola e questo fino al taglio del traguardo e soprattutto senza far spegnere la fiaccola. In caso che la fiamma si fosse spenta sulla linea del traguardo, la vittoria veniva concessa al secondo arrivato o al terzo e così via. Il percorso di queste gare andavano dalla “regio heraclensis” ossia l’attuale Piazza Municipio, fino al“Cenotafio di Partenope” probabilmente la zona dove oggi si erge “Castel dell’Ovo” passando per le “Grotte Platamoniche” ovvero l’attuale Via Chiatamone.

Purtroppo negl’anni a seguire, a causa dei Siracusani che volevano continuare a tenere un ruolo primario nel tirreno dopo la caduta dei “Tirannidi”, fecero si che i rapporti fra “Atene” e “Neapolis” andassero ad attenuarsi per colpa degli scontri che avvennero fra la città Antica e Siracusa nel 415 a.C.. In più sia le vicende belliche della “Guerra Archidamica” che la peste, ridussero ancor di più i rapporti commerciali fra “Atene” e “Neapolis” colpendo sostanzialmente l’economia dell’Attica.

Intorno alla metà del V secolo a.C. il tessuto sociale e politico di “Neapolis” venne progressivamente minato dalla popolazione “Osca” i quali divennero alquanto potenti da riuscire a liberare “Capua”dagli “Etruschi” e nel 420 a.C. presero anche“Cuma”. Una parte degl’abitanti di quest’ultima si rifugiarono a “Neapolis” la quale riuscì a mantenersi Greca ma dovette comunque aprire le porte ad una parte dei rifugiati Cumani. In città tra le due popolazioni si instaurò un vero e proprio rapporto di tipo commerciale e culturale. I vecchi residenti insegnarono ai nuovi maggiori modelli di civiltà visto che erano una popolazione abbastanza rozza, mentre i nuovi residenti contribuirono ad occuparsi delle merci. “Neapolis” subì un elevato condizionamento politico ma nonostante ciò riuscì a mantenere il suo essere Greca. Ma nel 327 a.C. la parte “Osca”dell’insediamento si unì ai “Sanniti” mentre la parte “Greca” con i “Romani” facendo scoppiare un conflitto. La città si trovò assediata dai “Sanniti” e subito i “Romani”intervennero sconfiggendo quest’ultimi e stipulando con “Neapolis” un “Foedus Aequum” cioè un trattato di alleanza paritaria immettendo il territorio Napoletano nella loro area d’influenza. 

Foto di copretina : fonte internet.

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